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Radiologia Tradizionale
Il Centro Aktis attua il programma di digitalizzazione totale per l'acquisizione delle immagini diagnostiche con moderne apparecchiature radiologiche.
Inoltre è stata acquistata un'apparecchiatura digitale diretta che utilizza una catena di acquisizione a elevate performance per la conversione dei raggi x in immagini digitali. Questa apparecchiatura utilizza insieme un detettore "Flat Panel" allo ioduro di cesio (csl) e software Directview ed evp per l'elaborazione d'immagini che assicurano risultati di imaging dr superiori, produttività e workflow ottimizzati.
Si eseguono esami di radiologia tradizionale ed esami speciali quali
* ortopantomografia: Il Centro dispone di due apparecchi ortopantomografi Scanora e Cranex 3 sono sistemi multifunzione a raggi X per gli esami radiografici delle regioni dento-maxillo-facciali.I sistemi, sono idonei per fasci di raggi X sia stretti che larghi e per la tomografia multidirezionale.
* fistolografia
* isterosalpingografia
* scialografia - scialo tc
* mammografia
I principi fisici della radiologia
Cosa sono i raggi x?
La radiologia sfrutta l'interazione del corpo umano con fasci di particolari onde elettromagnetiche, dette raggi x, la cui lunghezza d'onda è assai più corta di quella delle onde radio e della luce e appartiene alla banda compresa fra 0,001 e 1 nm. Di conseguenza, vista la proporzionalità inversa tra lunghezza d'onda e frequenza, possiamo anche definire i raggi x come onde elettromagnetiche ad alta frequenza.
I raggi x vengono prodotti in appositi tubi radiologici che sono delle ampolle di vetro sotto vuoto spinto nelle quali si applica una elevata differenza di potenziale elettrico (decine di migliaia di volt). Questa ha l'effetto di accelerare fortemente un fascio di elettroni emessi da una spiralina incandescente: gli elettroni vanno così a colpire ad alta energia un bersaglio formato da un metallo pesante, in genere tungsteno, il quale, per un fenomeno fisico assai complesso, emette radiazioni che appartengono appunto alla banda dei raggi x.
La generazione dei raggi x negli apparecchi radiologici è quindi un fenomeno strettamente governato dall'uomo, nei suoi parametri fisici, nella sua intensità e nella sua durata: i raggi x si formano nel tubo ed escono solo nel momento in cui, schiacciando un pulsante, si determina la formazione dell'alta tensione e il flusso di elettroni. Il tubo e l'apparecchio radiologico spenti o inattivi non sono radioattivi e non emettono raggi.
Raggi x, radiazioni e energia
Ricordiamo una importante legge fisica che esprime la relazione che lega la frequenza (n) e l' energia (E) dell' onda:
E = hn
ove h è la costante di Planck ed è un valore numerico universale. Ne deriva che, essendo i raggi x onde elettromagnetiche ad alta frequenza, ad essi è associata una energia molto elevata.
Per questo motivo i raggi x, che nella loro interazione con la materia cedono una notevole quantità di energia, sono in grado di determinare la ionizzazione degli atomi, cioè la formazione di coppie di ioni e di radicali liberi, con conseguenze anche gravi sulla struttura dei costituenti biochimici della cellula e sulla salute del vivente. Questi effetti biologici delle radiazioni ionizzanti sono più marcati sulle cellule ad alta attività proliferativa e spiegano sia il loro impiego per la radioterapia delle neoplasie che la spiccata sensibilità al danno radiante delle cellule in fase di rapida crescita come il midollo osseo emopoietico, la mucosa intestinale e i gameti.
L' energia rilasciata dai raggi x all' interno del corpo viene espressa dalla dose: questa si misura in Gray (1 Gy = 1 J/kg). Le dosi impartite dalla maggior parte degli esami radiologici di uso comune (ossa, torace, mammografia, apparato digerente, etc.) sono comprese fra 1 e 10 mGy. Esami di grande impegno come la TC di distretti estesi (torace, addome) o l' arteriografia impartiscono dosi alcune volte maggiori. Giova ricordare che le dosi radianti minime per le quali sia stato dimostrato un effetto lesivo sulle cellule sono superiori di molte decine di volte rispetto a quelle impiegate in radiodiagnostica.
La presenza di importanti effetti fisici e biologici determinati dai raggi x e dalle radiazioni ionizzanti giustifica le limitazioni e i meccanismi di controllo che regolano il loro impiego. In campo sanitario, l'esercizio professionale della radiologia e della radioterapia è riservato ai medici in possesso dei relativi diplomi di specializzazione. I medici e gli odontoiatri possono comunque utilizzare apparecchi radiologici per l'esame dei propri pazienti in via collaterale alla propria attività clinica e nel rispetto di precise normative. L'esecuzione materiale delle radiografie e dei trattamenti radioterapici è affidata esclusivamente a personale specializzato (Tecnici Sanitari di Radiologia Medica) che giunge a questo titolo dopo un corso triennale di Diploma Universitario.
I raggi x e la materia
Abbiamo visto che l'effetto ultimo dei raggi x sulla materia è la ionizzazione degli atomi con formazione di radicali liberi. In pratica, questa interazione avviene secondo due fenomeni differenti:
* a basse energie del fotone x, questo viene arrestato completamente dall'atomo colpito, che si ionizza (effetto fotoelettrico)
* a energie maggiori, il fotone x interagisce con l'atomo bersaglio determinandone la ionizzazione e perdendo parte della sua energia, ma prosegue comunque il suo cammino con energia ridotta e con direzione casuale (effetto Compton).
In entrambi i casi, il risultato finale di questi fenomeni è la ionizzazione della materia. Tuttavia, nell'interazione per effetto Compton la formazione di un fotone x secondario ("radiazione diffusa") dà origine a gravi problemi per la creazione delle immagini e per la radioprotezione.
Nelle immagini radiografiche la radiazione diffusa causa infatti un effetto di disturbo perchè impressiona la pellicola in modo casuale e uniforme determinandone velatura e perdita di contrasto. Per ridurre questa conseguenza è necessario impiegare particolari accorgimenti tecnici (griglie fisse e mobili) che comunque non possono mai eliminarla completamente.
La presenza della radiazione diffusa complica anche molto seriamente la radioprotezione, poiché non è sufficiente proteggersi dal fascio di raggi x che esce dal tubo radiologico ("fascio primario") ma è necessario schermarsi anche dalle radiazioni emesse da tutti i corpi colpiti dai raggi x, radiazioni che vengono emesse in ogni direzione dello spazio.
Formazione delle immagini radiografiche
La diagnostica radiologica richiede la creazione di immagini radiografiche, che rendano visibili le modificazioni indotte dal corpo umano sul fascio di raggi x: è su queste immagini che il radiologo formula la propria diagnosi.
Le immagini vengono ottenute utilizzando delle strutture, chiamate rivelatori, capaci di convertire il segnale dei fotoni x, non visibili, in una immagine visibile. Di ogni rivelatore importa valutare l'efficienza e il potere di risoluzione. La prima esprime la capacità del sistema di fornire una immagine sufficientemente luminosa perchè l'occhio umano possa valutarla ai fini diagnostici. Aumentando l'efficienza del rivelatore si riduce la dose di radiazioni da impartire al paziente per ottenere una immagine diagnosticamente valida. Il potere di risoluzione esprime invece la fedeltà di trasferimento dell'informazione spaziale (dettaglio) da parte di un sistema di rivelazione. Aumentando il potere di risoluzione aumenta la finezza dell'immagine e quindi, in molti casi, aumenta la precisione diagnostica.
Le immagini radiografiche si suddividono inoltre in:
* immagini cinetiche o dinamiche, che rappresentano in tempo reale l'esame eseguito e il movimento degli organi
* immagini statiche, che forniscono un documento stabile del quadro interno del corpo umano: queste possono essere acquisite anche durante una indagine dinamica.
Le immagini di tipo cinetico o dinamico richiedono l'utilizzo di un sistema per radioscopia, basato sull'impiego un rivelatore che fornisce luce in corrispondenza dei punti in cui riceve raggi x. In passato si usavano lastre ricoperte da sostanze fotoemittenti poste direttamente di fronte al paziente lungo il cammino dei raggi e osservate al buio. Oggi questi sistemi, poco efficienti e fortemente irradianti, sono stati completamente abbandonati e sostituiti dall'abbinamento della lamina fotoemittente con un tubo elettronico fotomoltiplicatore ("amplificatore di brillanza") il cui segnale luminoso di uscita viene spesso raccolto da una videocamera e trasmesso via cavo. Si ottiene così, con la "radioscopia televisiva" la protezione totale dell'operatore e una notevole riduzione della dose radiante al paziente, che viene quasi sempre esaminato in una sala adiacente schermata utilizzando apparecchi telecomandati.
Le immagini statiche vengono ottenute impiegando, nella maggior parte dei casi, delle pellicole radiografiche: queste non sono altro che pellicole fotografiche in bianco e nero emulsionate su entrambe le facce. Poiché le pellicole sono assai più sensibili alla luce che alle radiazioni x, questa propietà viene utilizzata esponendole ai raggi insieme a due lamine fotoemittenti ("schermi di rinforzo") contenute in una scatola protettiva a tenuta di luce detta "cassetta radiografica". Buona parte dell'esposizione e dell'annerimento della pellicola sono determinati in questo modo non dall'azione diretta dei raggi x ma dalla luce emessa dagli schermi di rinforzo quando sono colpiti dai raggi. E' stato così possibile, impiegando in particolar modo schermi di rinforzo ad alta sensibilità ed efficienza (schermi alle "terre rare") ridurre fortemente la dose di radiazioni somministrata al paziente.
Negli ultimi anni sono stati introdotti e vengono impiegati in maniera crescente dei sistemi di rivelazione delle immagini basati sull'uso del computer e di sensori ad esso collegati ("radiologia digitale").
Un sistema digitale molto noto e utilizzato da tempo è costituito dalla Tomografia Computerizzata (TC), indagine nella quale un tubo radiogeno ruota intorno al corpo del paziente emettendo un sottile fascio di raggi x. Dall'altra parte del corpo una corona di sensori radiosensibili collegati al computer misura l'intensità dei raggi che hanno attraversato il paziente punto per punto. Questo insieme di dati viene raccolto e rielaborato dal computer che, grazie a un complesso sistema di calcolo matematico, è in grado di ricostruire la distribuzione delle densità radiografiche all'interno della sezione del corpo attraversata dai raggi e quindi ne crea l'immagine virtuale su un monitor.
In altri sistemi digitali più recenti, l'intensità della radiazione che ha attraversato il paziente viene registrata su lamine sensibili ("fosfori a memoria") che restituiscono successivamente questa informazione dopo lettura eseguita tramite un raggio laser. Un altro sistema utilizza lamine sensibili ad accoppiamento di carica elettrica (sensori a CCD) collegate al computer e in grado di fornire in tempo quasi reale delle immagini digitali di piccoli distretti, utili soprattutto in campo odontoiatrico (radiovideografia digitale).
In ogni caso, le immagini digitali sono dei veri e propri file informatici che vengono archiviati nel computer dell'apparecchio e possono venire aperti, copiati e trasferiti come ogni supporto informatico. I vantaggi più importanti delle immagini digitali sono:
* possibilità di modificare "a posteriori" le caratteristiche iconografiche delle immagini, principalmente la densità e il contrasto, senza dover ripetere l'esame
* risparmio di dose radiante rispetto alle pellicole tradizionali
* archiviazione rapida in minimo spazio (CD-ROM) e recupero in tempi brevissimi
* possibilità di teletrasmissione via cavo o Internet in maniera molto semplice, realizzando consultazioni e discussioni di casi da parte di esperti a distanza ("teleradiologia").
Nelle applicazioni più avanzate i sistemi digitali consentono, partendo da sezioni TC contigue di un distretto del corpo, di ottenerne la ricostruzione secondo piani differenti o la creazione di modelli tridimensionali. Inoltre, partendo da pacchetti di sezioni TC di organi cavi, è possibile ottenerne la ricostruzione virtuale del lume e delle sue pareti interne, grazie a sofisticati programmi di modellazione e di rendering ("endoscopia virtuale").
Cosa sono ?
I mezzi di contrasto (mdc) sono delle sostanze impiegate in diagnostica per immagini, principalmente in radiologia e anche in RM, per rendere meglio visibili alcune strutture del corpo umano.
In radiologia, forniscono una immagine di sè le sole formazioni corporee che interagiscono con i raggi x in maniera selettiva e definita e quindi arrestano i raggi di più o di meno delle formazioni adiacenti.
Se un organo assorbe poco le radiazioni e comunque le assorbe allo stesso modo degli organi che lo circondano, esso non risulterà visibile in modo utile sull'immagine radiografica. Questo è per esempio il caso dello stomaco, del fegato, dei reni e di molti altri organi addominali, che forniscono solo una tenue immagine sulle radiografie standard, poco o per nulla valida ai fini diagnostici.
I mezzi di contrasto per radiologia si dividono in due grandi categorie a secondo della loro costituzione chimica, che ne determina i possibili impieghi:
* mezzi di contrasto baritati
* mezzi di contrasto iodati
I mezzi di contrasto baritati sono delle sospensioni di un sale, il solfato di bario (BaSO4), dotato di intensa radiopacità: si tratta di un materiale inerte, che non viene assorbito né metabolizzato dall' organismo. Il solfato di bario si può usare solo per gli esami del canale alimentare, dal quale viene eliminato per svuotamento naturale: apparato digerente ("pasto baritato") e clisma opaco. In queste indagini, il suo impiego risulta più utile e fornisce immagini migliori se viene abbinato a distensione gassosa del lume dei visceri così da ottenere la sola opacizzazione delle loro pareti con dimostrazione dei loro particolari più fini (esami a "doppio contrasto"). I mezzi di contrasto baritati non devono venire impiegati quando vi sia sospetto di occlusioni o di perforazioni del lume viscerale, poichè il mezzo di contrasto baritato non viene riassorbito dall'organismo e dovrebbe quindi essere eliminato per via chirurgica.
I mezzi di contrasto iodati sono una categoria di numerose sostanze formate da molecole anche complesse contenenti uno o più atomi di iodio. La loro struttura molecolare ne determina le diverse proprietà biologiche e i progressi della farmacologia hanno reso possibile la formulazione di mezzi di contrasto iodati compatibili con il corpo umano, sterilizzabili e iniettabili. In questo modo si sono ottenute sostanze per l'opacizzazione dei vasi (vene e arterie), dei linfatici, del canale vertebrale, dei reni per eliminazione urinaria dopo iniezione endovenosa e delle vie biliari, per eliminazione attraverso la bile.
I mezzi di contrasto iodati sono delle vere e proprie sostanze farmaceutiche, in genere ben tollerate e quasi del tutto sprovviste di effetti collaterali: questi sono stati riportati in alcuni casi, soprattutto in passato, per l'intervento di meccanismi immuno-allergici tipo shock anafilattico. I prodotti iodati attualmente in uso, formulati in maniera iso-osmotica e non ionica, hanno però fortemente ridotto l'incidenza e la gravità di queste reazioni collaterali, che tuttavia giustificano alcune precauzioni e cautele nel loro impiego.
Perché si usano?
Somministrando queste particolari sostanze diventano visibili gli organi che le contengono, o per riempimento diretto (visceri gastro-intestinali, vene e arterie, ecc.) o per eliminazione selettiva (reni e vie urinarie, vie biliari): il transito dei mezzi di contrasto attraverso i parenchimi o la loro permanenza in alcune strutture altamente vascolarizzate ne determina l'opacizzazione ("effetto parenchimografico").
L'effetto contrastografico, di qualunque tipo, ha durata transitoria e l'esame radiografico va eseguito, a seconda dei casi, subito o poco dopo l'assunzione del mezzo di contrasto.
Gli organi così evidenziati assumono aspetti caratteristici, che in molti casi sono di grande aiuto a raggiungere una diagnosi precoce di malattie anche gravi.
Fra gli esami radiografici più importanti che impiegano mezzi di contrasto ricordiamo:
* apparato digerente
* clisma opaco
* urografia
* arteriografia
* flebografia, ecc.
Si è visto inoltre che i tumori maligni si accompagnano in molti casi ad un aumento della loro vascolarizzazione, con formazione di una rete arteriosa anomala e accumulo del mezzo di contrasto nel loro interno. Questa neoangiogenesi neoplastica è la base dell' impiego dei mezzi di contrasto per la diagnosi della natura delle alterazioni strutturali degli organi, utilizzandone l'iniezione arteriosa (arteriografia) ma soprattutto mediante somministrazione endovenosa durante tomografia computerizzata (TC con mezzo di contrasto).
Mezzi di contrasto per RM e ecografia
In RM si utilizzano mezzi di contrasto che contengono atomi di un elemento raro, il gadolinio. Queste sostanze, somministrate per via endovenosa in occasione dell' esame, si fissano agli organi e si distribuiscono nei vasi in maniera simile ai mezzi di contrasto iodati per radiologia. La differenza consiste nel fatto che gli atomi di gadolinio non emettono direttamente segnali magnetici ma modificano temporaneamente le proprietà paramagnetiche delle zone del corpo in cui vanno a fissarsi. Ne risulta una modificazione del segnale raccolto dall'apparecchio e quindi dell'immagine RM.
Esistono anche dei mezzi di contrasto per ecografia, di introduzione piuttosto recente. Questi vengono iniettati per via endovenosa e servono, allo stato attuale, unicamente ad accentuare e migliorare il segnale fornito dalle strutture cardiovascolari. Essi vengono quindi utilizzati quasi esclusivamente in cardiologia (ecocardiografia) e in diagnostica vascolare (eco-doppler e color-doppler).
Clisma opaco
Che cos' è?
E' l'esame radiografico del tratto distale dell'intestino (colon, sigma e retto), ottenuto mediante opacizzazione dei visceri tramite introduzione per via rettale di un mezzo di contrasto radiopaco, in genere solfato di bario, e loro insufflazione con aria (doppio contrasto). I visceri intestinali, infatti, non forniscono una immagine diagnosticamente valida sui radiogrammi senza preparazione e sono osservabili solo dopo introduzione nel loro interno di un preparato radiograficamente visibile.
Il clisma opaco è una indagine complessa e dinamica, poichè studia in tempo reale il progredire del preparato opaco attraverso le varie porzioni del grosso intestino e ne visualizza anche la peristalsi. Inoltre, la risalita del mezzo di contrasto e l'insufflazione dell'aria devono avvenire secondo precise regole, per evitare un risultato diagnosticamente scadente e anche fastidi e pericoli per il paziente. Per questi motivi, il clisma opaco è un esame la cui esecuzione richiede esperienza ed è affidata al controllo diretto dello specialista radiologo.
Perchè si fa?
Il clisma opaco ha lo scopo di evidenziare le alterazioni, morfologiche e funzionali, dei diversi segmenti del grosso intestino e del retto.
Si tratta di un esame importante e complesso, che richiede la valutazione diretta dello specialista radiologo, comporta una preparazione intestinale e la somministrazione rettale di mezzo di contrasto ed espone il paziente alle radiazioni ionizzanti, interessando organi particolarmente radiosensibili come il midollo osseo delle ali iliache e le gonadi, soprattutto nel sesso femminile.
Questo esame fornisce una diagnosi, sovente precoce, delle lesioni organiche di tipo ulcerativo o tumorale, delle stenosi e delle formazioni diverticolari. Inoltre, esso consente di rilevare alterazioni della motilità dei visceri, in particolar modo della loro peristalsi, che possono essere dovute a lesioni organiche associate (flogosi, tumori, etc.) o insorte per altri motivi.
Infine, questa indagine evidenzia la posizione e i rapporti dei visceri opacizzati rendendo possibile riconoscere eventuali dislocazioni o compressioni da parte di formazioni patologiche contenute nell'addome o nella pelvi.
Il clisma opaco non fornisce risultati diagnosticamente utili in caso di disturbi o dolori addominali insorti su base funzionale o psicologica e nelle flogosi delle pareti viscerali di grado lieve, situazioni nelle quali esso consente comunque di escludere l'esistenza di più gravi alterazioni concomitanti; questa indagine non è inoltre indicata per la valutazione delle emorroidi.
Il clisma opaco viene oggi spesso affiancato e sostituito dalla colonscopia, indagine endoscopica che consente l'osservazione diretta della mucosa del grosso intestino e il prelievo bioptico di campioni di tessuto, ma non fornisce una immagine panoramica dell'addome e del suo contenuto viscerale.
Prima dell'esame
Il clisma opaco deve essere eseguito a digiuno completo e dopo un'accurata preparazione che comprende, nella maggior parte dei casi, una dieta povera di scorie per alcuni giorni, un'abbondante assunzione di liquidi ed una pulizia intestinale evacuativa.
Questa complessa preparazione ha lo scopo di liberare l'intestino dal contenuto liquido e fecale che ne impedirebbe una corretta osservazione.
Come si svolge
L'esame non è propriamente doloroso ma risulta sovente fastidioso, per la indispensabile introduzione di una sonda rettale e per la necessità di dilatare l'intestino con contrasto liquido ma soprattutto con insufflazione di aria. Queste manovre determinano, nella maggior parte dei casi, l'insorgenza di uno stimolo all'evacuzione anche intenso che può condurre, in alcuni casi, ad incontinenza con impedimento parziale o totale alla prosecuzione dell'indagine.
Il paziente, posto sull'apparecchio radiografico, viene incannulato per via rettale con la sonda attraverso la quale, in tempi successivi, viene introdotto il mezzo di contrasto liquido e viene insufflata l'aria: il tutto avviene sotto controllo radioscopico da parte dello specialista.
Durante l'esame, che si svolge sia in piedi che in decubito, il paziente viene invitato a girarsi nelle varie inclinazioni più opportune per osservare le diverse porzioni dell'intestino.
In alcuni particolari casi, riesce utile iniettare intramuscolo una piccola fiala di un comune preparato antispastico. Nel corso delle varie fasi dell'esame, l'operatore chiede al paziente di restare immobile ed in apnea per gli istanti necessari a fissare sulle radiografie i momenti e le immagini più significative.
Al termine dell'opacizzazione e della distensione gassosa delle anse coliche il paziente viene invitato a scaricarsi in bagno e quindi viene esaminato nuovamente per osservare la distribuzione del bario dopo evacuazione.
La durata del clisma opaco è molto variabile e dipende dalle condizioni e dalla collaborazione del paziente, dall'esperienza dell'operatore e dal tipo di apparecchio impiegato: mediamente, essa può variare fra 20 e 30 minuti.
Dopo l'esame
Non vi è alcuna prescrizione o precauzione da osservare dopo l'esame. Il bario introdotto per l'esame viene eliminato normalmente nelle feci nei giorni successivi, che non ne risultano alterate. Durante questo periodo, e comunque per almeno 3-4 giorni dopo l'indagine, non sono eseguibili gli esami radiografici e TC dell'addome, dell'apparato urinario, del rachide lombare e del bacino, per la sovrapposizione del contenuto radiopaco intestinale.
Quando non si può fare
A parte la gravidanza, controindicazione comune a tutti gli esami radiologici, il clisma opaco non può essere eseguito in maniera completa e corretta in assenza di una collaborazione da parte del paziente. Nel caso che il paziente non possa stare in piedi o non possa modificare la propria posizione o il decubito, l'indagine dovrà limitarsi allo studio, di necessità generico, della canalizzazione dei visceri e della loro pervietà al mezzo di contrasto.
In caso di precoce incontinenza l'esame sarà forzatamente limitato al solo studio del tratto intestinale distale opacizzato dal contrasto.
Anche in caso di insoddisfacente preparazione intestinale il clisma opaco potrà fornire solo indicazioni generiche sulla pervietà e sul decorso dei visceri ma non sul loro contenuto e sulle loro alterazioni più fini.
Il clisma opaco non può e non deve essere eseguito impiegando mezzo di contrasto baritato qualora vi sia il sospetto di una perforazione intestinale, poichè il bario non viene assorbito dall'organismo e dovrebbe quindi essere eliminato per via chirurgica. In questi casi, è necessario effettuare l'indagine impiegando del mezzo di contrasto iodato, solubile e riassorbibile.
Radiografia tradizionale dello scheletro
Che cos' è?
La radiologia delle ossa e dell'apparato scheletrico è la più antica applicazione dei raggi x allo studio del corpo umano.
Essa è resa possibile dalla marcata radiopacità intrinseca delle ossa, determinata dal loro elevato contenuto in calcio, elemento di numero atomico relativamente elevato che arresta in maniera selettiva e netta le radiazioni.
La radiologia scheletrica si svolge secondo tecniche ben consolidate dall'uso, che prevedono proiezioni radiografiche specifiche per i diversi componenti ossei esaminati: fra questi, i più importanti sono il cranio, il rachide nei suoi segmenti, le ossa degli arti e il bacino.
Per l'esame di ogni elemento scheletrico vige la regola basilare delle due proiezioni ortogonali: ciò significa che l'indagine deve essere effettuata, quando possibile, in due incidenze proiettive perpendicolari fra loro, allo scopo di ottenere una visione geometricamente completa della parte anatomica.
Le formazioni ossee più complesse, piccole, o sovrapposte a strutture molto dense possono richiedere, per il loro studio, incidenze particolari o ripresa di piani tomografici.
La radiografia dello scheletro espone il paziente alle radiazioni ionizzanti: la dose di raggi X che viene mediamente somministrata per questo tipo di indagini, utilizzando tecniche corrette e schermi di rinforzo alle terre rare, è comunque piuttosto limitata e può essere ulteriormente ridotta, in molti casi, restringendo il campo di irradiazione alla sola struttura da esaminare e schermando ove possibile gli organi più radiosensibili e le gonadi
Perchè si fa?
Lo studio radiografico delle ossa ha lo scopo di analizzare la morfologia e la struttura delle componenti scheletriche in esame e di valutarne la correttezza dei rapporti articolari.
Le alterazioni ossee evidenziabili con l'indagine radiografica sono molteplici. Fra queste, ricordiamo le malformazioni scheletriche, gli esiti di traumi recenti o pregressi (fratture, lussazioni e loro reliquati), le flogosi ossee o articolari, i processi degenerativi o neoplastici a partenza dai diversi componenti dell'apparato osteoarticolare.
Prima dell'esame
La radiografia scheletrica non richiede nessuna preparazione particolare.
Il paziente non deve avere oggetti metallici o monili sulle regioni anatomiche da esaminare. L'indagine radiografica del rachide lombosacrale e del bacino non può essere effettuata in maniera corretta nei primi giorni successivi ad un esame contrastografico del tubo digerente, per la sovrapposizione del mezzo di contrasto baritato residuo.
L'esame radiografico dei segmenti ossei si può effettuare anche durante immobilizzazione post-traumatica sotto gesso: in questo caso, tuttavia, si ha una notevole perdita di dettaglio della struttura dei componenti ossei contenuti nell'apparecchio gessato.
Come si svolge
L' esame non è doloroso nè fastidioso.
Il paziente viene posizionato nell'apparecchio radiografico secondo le posizioni e le incidenze previste per lo studio di ciascun segmento scheletrico: questo può avvenire da sdraiato o in piedi (esami sotto carico ponderale). Durante la ripresa, che richiede pochi secondi, il paziente è invitato a mantenere l'immobilità.
Dopo l'esame
Non vi è alcuna prescrizione o precauzione da osservare dopo l'esame.
Quando non si può fare
A parte la gravidanza iniziale, controindicazione comune a tutti gli esami radiologici, la radiografia tradizionale dello scheletro non conosce controindicazioni o limiti importanti.
Buona parte delle incidenze necessarie per lo studio dei maggiori segmenti scheletrici può essere eseguita sul paziente barellato o comunque in decubito e con scarsa collaborazione: in questi casi, può riuscire difficile o impossibile la ripresa di alcune incidenze proiettive particolari
Urografia
Che cos' è?
L'urografia è l'indagine radiologica dell'apparato urinario, eseguita mediante opacizzazione dei reni e delle vie escretrici grazie alla somministrazione di un mezzo di contrasto radiopaco che viene eliminato attraverso l'urina. I reni e le vie urinarie sono infatti poco visibili sui radiogrammi dell'addome eseguiti con tecnica standard, poiché la loro densità radiografica è scarsa e non è differente da quella dei visceri adiacenti. Solo i calcoli calcificati sono apprezzabili, e non sempre, con le radiografie senza mezzo di contrasto.
Il preparato contrastografico che si utilizza in urografia appartiene alla categoria dei mezzi di contrasto iodati. Esso viene iniettato per via endovenosa al momento dell'esame e quindi viene formulato in una preparazione biocompatibile, sterile e iniettabile.
Nei reni, il preparato iodato viene filtrato dai glomeruli ed è eliminato attraverso l'urina, che ne risulta quindi opacizzata: questo effetto perdura per circa 30 minuti in condizioni normali di tecnica e di funzionalità, e si estingue con la minzione dell'urina opaca al termine dell'esame.
Poichè l'opacizzazione di reni e vie escretrici (bacinetti, ureteri, vescica, uretra) avviene secondo la successione fisiologica della formazione e dell'eliminazione dell'urina, anche l'urografia si svolge con una sequenza di fasi ciascuna dotata di un proprio significato diagnostico.
Inizialmente (primi 5 min dall'iniezione) il mezzo di contrasto opacizza il parenchima renale durante il suo passaggio nella rete vascolare e durante la sua filtrazione glomerulare: è questa la fase nefrografica o parenchimografica. Dopo i primi minuti e soprattutto successivamente si ha opacizzazione dell'urina e quindi delle cavità che la contengono (calici, bacinetto, ureteri): fase urografica.
L'urina radiopaca scende attraverso gli ureteri e si raccoglie in vescica, determinandone l'opacizzazione: fase cistografica.
Infine, l'indagine può venire completata con lo studio dell'uretra mediante osservazione del transito urinario durante la minzione (fase uretrografica) e con ripresa di radiogrammi al termine della minzione, per controllare l'efficacia dello svuotamento della vescica (fase post-minzionale).
L'urografia fornisce quindi informazioni diagnostiche non soltanto morfologiche sui reni e sulle vie urinarie ma anche funzionali, evidenziando una mancata o ritardata eliminazione del contrasto da uno o da entrambi i reni o un incompleto svuotamento della vescica.
Perchè si fa?
L'urografia consente di visualizzare in maniera dettagliata la morfologia delle vie escretrici urinarie e di valutare l'integrità e la funzionalità del parenchima renale: non permette invece, a differenza dell'ecografia e della TC, di differenziare la struttura interna, corticale e midollare, del parenchima e non consente di stabilire il contenuto di un'alterazione.
Essa consente di riconoscere i calcoli, anche se concrezioni litiasiche di piccole dimensioni possono risultare mascherate dall'opacità del mezzo di contrasto contenuto nelle cavità escretrici: per questo è fondamentale eseguire, prima dell'iniezione del contrasto, un radiogramma standard di base.
L'urografia è un esame importante e complesso, che richiede la valutazione diretta dello specialista radiologo, comporta somministrazione endovenosa di mezzo di contrasto ed espone il paziente alle radiazioni ionizzanti, interessando organi particolarmente radiosensibili come il midollo osseo delle ali iliache e le gonadi, soprattutto nel sesso femminile. Per questo motivo, vista la disponibilità di altre tecniche diagnostiche altrettanto utili per la visualizzazione dei reni e della vescica e non irradianti, come l'ecografia, l'urografia si utilizza quale esame di seconda scelta per approfondire i casi lasciati dubbi dall'indagine ecografica e per studiare gli ureteri, che sono scarsamente evidenziati dall'ecografia.
Prima dell'esame
Per migliorare la visibilità dei reni e degli ureteri è opportuno eseguire prima dell'esame una preparazione intestinale con dieta povera di scorie e pulizia dell'intestino distale tramite clistere.
L'indagine urografica non può essere effettuata in maniera corretta nei primi giorni successivi ad un esame contrastografico del tubo digerente o ad un clisma opaco, per la sovrapposizione del contrasto baritato residuo. E' ovviamente indispensabile, trattandosi di un esame che impiega mezzi di contrasto iodati per via endovenosa, eseguire preventivamente le indagini di laboratorio eventualmente ritenute necessarie per individuare i soggetti a rischio di sviluppare reazioni anafilattiche ai preparati iodati
Come si svolge
L'esame non è doloroso nè fastidioso, a parte la necessità di sottoporsi all'iniezione endovenosa del mezzo di contrasto e di osservare le prescrizioni per la preparazione intestinale.
Il paziente viene posizionato su l'apparecchio radiografico in posizione sdraiata; nel corso dell'esame può essere necessario, a giudizio dello specialista, eseguire degli spostamenti o mettersi in piedi: in alcuni casi può venire eseguita una modica compressione dell'addome con un cuscino.
Durante le riprese dei diversi radiogrammi, che richiedono pochi secondi, il paziente è invitato a mantenere l'immobilità.
Al termine, il paziente è invitato ad accomodarsi in bagno e a urinare; successivamente vengono eseguite una o più radiografie post-minzionali sulla vescica.
In alcuni casi particolari, e in genere su richiesta del curante, la minzione al termine dall'esame può essere effettuata in sala radiografica e sotto controllo radioscopico (uretrografia minzionale): il passaggio dell'urina opaca attraverso l'uretra e la conformazione del pavimento vescicale durante lo stimolo e la minzione vengono registrati sulle radiografie riprese in queste fasi.
Dopo l'esame
Non vi è alcuna prescrizione o precauzione da osservare dopo l'esame.
Quando non si può fare
L'urografia non conosce particolari limitazioni, a parte la gravidanza iniziale, controindicazione comune a tutti gli esami radiologici, e a parte le note precauzioni legate all'impiego dei mezzi di contrasto iodati per via endovenosa. L'esame ha una durata compresa fra circa 30 e 45 minuti, durante i quali il paziente deve restare immobile quasi completamente sul lettino radiografico, il più spesso con una incannulazione venosa per l'infusione del mezzo di contrasto e di liquidi.
Questa indagine può quindi riuscire difficoltosa nei soggetti intolleranti o incapaci mantenere l'immobilità.
Torace
Che cos' è?
E' un'indagine radiologica che utilizza le "radiazioni ionizzanti" per studiare le strutture toraciche: la gabbia toracica con le coste, il polmone e la pleura, i grandi vasi del mediastino, il cuore ed il piccolo circolo.
Il radiogramma del torace ha costituito una delle prime applicazioni dei raggi X, e a tutt'oggi, rappresenta una delle indagini fondamentali e di più frequente impiego nella pratica clinica. Nessun altro esame, infatti, consente di esplorare il torace in modo così veloce ed in qualsiasi situazione clinica, anche in emergenza, a fronte di un costo e di un'irradiazione veramente modesti.
La tecnica d'esame ha subito una costante evoluzione, soprattutto negli ultimi vent'anni; l'obiettivo è stato quello di migliorare la qualità delle immagini e di ridurre contemporaneamente la quantità di radiazioni erogate al paziente: partiti da una pellicola tradizionale, simile ad una pellicola fotografica, l'evoluzione tecnologica sta ora aprendo la strada alla radiologia digitale che agevola l'acquisizione di immagini di buona qualità.
Perchè si fa?
Le indicazioni all'esame sono molteplici: un dolore toracico, una difficoltà respiratoria, il sospetto di un problema cardio - vascolare, la presenza di malattie in altri organi o distretti ma che possono interessare anche il torace, la prospettiva di un intervento chirurgico, il controllo dei pazienti critici ...
Tali e tante sono le indicazioni al radiogramma del torace, che una delle problematiche recentemente emerse è proprio quella di evitarne l'uso indiscriminato quando il beneficio diagnostico e terapeutico sia modesto od addirittura assente.
Del tutto peculiari le indicazioni al radiogramma nel paziente ospedalizzato, spesso modulate da specifiche esigenze relative al motivo del ricovero od alle pratiche diagnostiche e terapeutiche messe in atto durante lo stesso.
Quando non si fa?
Come tutte le indagini strumentali, il radiogramma del torace non andrebbe effettuato in assenza di un'indicazione clinica precisa: ricordiamo in particolare la necessità di limitare gli esami di routine ancora oggi talvolta richiesti in categorie di pazienti senza rischi specifici.
Prima dell'esame
Prima dell'esame non è necessaria alcuna preparazione del paziente che dovra però rimuovere dal torace eventuali oggetti radioopachi (collane) e segnalare all'operatore che effettua l'esame la presenza di formazioni cutanee (nei, verruche) che possono simulare l'esistenza di una opacità polmonare.
E' opportuno che il paziente informi brevemente l'operatore che esegue l'esame relativamente al problema per cui si sottopone all'indagine e faccia menzione di eventuali malattie toraciche pregresse, inclusi gli eventi traumatici, oppure se soffre di problemi cardiovascolari.
E' spesso molto utile - e risparmia grossi problemi ed inutili irradiazioni -, il confronto con eventuali radiogrammi precedenti, che vanno dunque recuperati dal paziente e consegnati al momento dell'esame.
Come si svolge
L'esame si esegue, quando possibile, a paziente eretto.
Nel radiogramma in proiezione frontale la parte anteriore del torace viene appoggiata alla cassetta, il mento lievemente sollevato, le braccia appoggiate sui fianchi con i gomiti spostati in avanti per evitare la sovrapposizione delle scapole.
Il paziente è invitato a fare un respiro profondo e a mantenere l'apnea per qualche istante mentre viene eseguita la radiografia.
La proiezione laterale, quando necessaria, si effettua con il fianco appoggiato alla cassetta e le braccia sollevate. Al bisogno si possono ottenere anche radiogrammi in diverse obliquità, eventualmente sotto controllo della radioscopia.
Dopo l'esame
Non vi è alcuna precauzione o terapia da seguire dopo l'esame; il radiogramma viene esaminato dal medico radiologo, che valuta se l'indagine risponda al quesito clinico oppure se si ravvisi l'opportunità di un approfondimento diagnostico radiologico (es. TC) o di altro tipo (es. esami broncologici).
Ortopantomografia (OPT)
Che cos' è?
L'ortopantomografia, chiamata anche radiografia panoramica delle arcate dentarie, è una tecnica radiografica che produce un'immagine dei denti, delle arcate dentarie e delle ossa mascellari e mandibolari su un'unica pellicola.
Per ottenere la proiezione delle arcate, che sono una struttura curvilinea ovoidale complessa, è necessario utilizzare una tecnica molto particolare che si basa sulla rotazione intorno alla testa del paziente del tubo radiografico durante contemporanea rotazione della cassetta radiografica. Il fascio di raggi x emesso dal tubo è assai sottile ("radiografia a fessura") così da attraversare volta a volta un'unica sottile sezione delle arcate e proiettarne l'immagine radiografica su una precisa posizione della pellicola.
L'ortopantomografia è un esame radiografico e quindi espone il paziente alle radiazioni ionizzanti: tuttavia la dose di raggi x che viene assorbita dal paziente per questo esame è inferiore di molte volte rispetto a quanto viene somministrato eseguendo tutte le radiografie endo-orali necessarie per visualizzare separatamente tutti i gruppi di denti (panoramica di endo-orali).
Perchè si fa?
L'ortopantomografia si esegue per lo studio panoramico dei denti, delle ossa alveolari e delle altre strutture radiopache che li circondano.
Essa è fondamentale per un bilancio iniziale dello stato della bocca prima di un trattamento odontoiatrico: sulla sua scorta, il dentista potrà eseguire le radiografie endo-orali di dettaglio necessarie per i gruppi di denti eventualmente da curare.
L'ortopantomografia è inoltre indispensabile per valutare lo stato della dentizione nei soggetti in età di sviluppo, per evidenziare eventuali malformazioni dentarie o denti inclusi e per ricercare lesioni ossee, infiammatorie, cistiche o tumorali a carico degli alveoli e degli altri costituenti scheletrici che circondano i denti.
L'esame ortopantomografico è eseguito, nella maggior parte dei casi, su indicazione odontoiatrica: tuttavia, la complessità delle strutture della bocca che sono studiate con questa indagine la rendono indicata anche in numerosi casi di patologie chirurgiche, oncologiche, otorinolaringoiatriche e maxillo-facciali.
Prima dell'esame
L'ortopantomografia non richiede nessuna preparazione particolare. Il paziente non deve avere oggetti metallici sul capo che potrebbero creare ombre che mascherano la visione delle arcate dentarie.
In particolar modo, vanno tolti prima di eseguire l'ortopantomografia gli orecchini o altri monili metallici: gli impianti di piercing, soprattutto a livello linguale, possono causare artefatti importanti. Vanno inoltre rimossi al momento dell' esame eventuali apparecchi protesici mobili e, ovviamente, le dentiere.
Come si svolge
L' esame non è doloroso né fastidioso.
Il paziente viene posizionato in piedi con la testa nell'apparecchio in posizione iperestesa. La testa è fissata con due appoggi morbidi in corrispondenza delle orecchie e il paziente è invitato a mordere con gli incisivi anteriori un punto di fissaggio ricoperto con plastica sterile: questo assicura la corretta posizione e l'immobilità della testa. A questo punto, il tubo e la pellicola, su due lati opposti, iniziano a ruotare intorno al capo del paziente e si ha il passaggio dei raggi.
Al termine della rotazione, che dura in media da 10 a 15 secondi, l'esame è finito.
Dopo l'esame
Non vi è alcuna prescrizione o precauzione da osservare dopo l'esame.
Quando non si può fare
A parte la gravidanza iniziale, controindicazione comune a tutti gli esami radiologici, l'ortopantomografia ha alcune controindicazioni e limiti specifici, legati alla peculiarità tecnica della sua esecuzione.
La necessità di una collaborazione sia pur minima (blocco della testa), la durata della ripresa pari a 10-15 secondi e la presenza di oggetti in movimento intorno al capo rendono l' esame impossibile nei bambini molto piccoli (al di sotto dei 5-6 anni), in molti pazienti fobici o psichiatrici e in alcuni casi di patologie neurologiche determinanti tremore incontenibile. L'ortopantomografia richiede inoltre la stazione eretta del busto e della testa, quanto meno in posizione seduta, e non può essere eseguita al letto del paziente.
L'esame ortopantomografico riesce inoltre tecnicamente scadente in presenza di oggetti metallici non asportabili e quando il paziente non riesce ad assumere correttamente la posizione di iperestensione della testa, per il formarsi di artefatti che ne rendono difficile la lettura.
Mammografia
Che cos' è?
E' una particolare radiografia delle mammelle che impiega una bassissima dose di raggi X, grazie alle moderne apparecchiature e alla particolare sensibilità delle pellicole utilizzate.
Proprio in virtù della bassissima dose di raggi X è possibile eseguire periodicamente mammografie, senza significativi rischi.
Questo permette di ripetere l'esame anche una volta l'anno, cominciando dopo i 40 anni a seconda dei casi. Non procura dolore, al massimo solo un lieve e momentaneo disagio per il delicato sistema di compressione sulla mammella, necessario per ottenere immagini più nitide e precise.
La mammografia è l'unica metodica che permette al medico di diagnosticare neoplasie della mammella anche in fase precocissima, quando cioè il loro trattamento determina la completa guarigione. Questa tecnica permette infatti di individuare i tumori quando ancora sono iniziali, di dimensioni a volte di pochi millimetri, ancora non palpabili né documentabili con altri esami medici.
Proprio per la capacità della mammografia di diagnosticare tumori molto piccoli essa diventa l'esame ideale e indispensabile per il controllo di tutte le donne oltre i 40 anni, età in cui il rischio di ammalarsi aumenta in modo significativo.
Prima dell'esame
Non occorre osservare particolari accorgimenti nei giorni precedenti l'esame.
La fase del ciclo mestruale non è condizionante ai fini della qualità delle immagini; tuttavia è preferibile eseguire l'esame mammografico evitando la fase periovulatoria (metà ciclo) e/o premestruale qualora la mammella risultasse in tali periodi particolarmente dolente.
E' opportuno evitare l'uso locale di qualsiasi tipo di cosmetico, olio, crema e soprattutto talco, nelle ore precedenti l'esame.
Nonostante la mammografia impieghi bassissime dosi di raggi X è opportuno che non venga eseguita in gravidanza, soprattutto nel primo trimestre; evitare quindi l'esame se non è possibile escludere con sicurezza un'eventuale gravidanza.
Come si svolge
L'esame mammografico viene generalmente eseguito in stazione eretta, a seno nudo, appoggiando una mammella alla volta su un apposito ripiano ad altezza regolabile.
L'apparecchio determina una leggera compressione sulla ghiandola che migliora la qualità dell'immagine mammografica.
Normalmente vengono eseguite due radiografie per ciascuna mammella con riprese dall'alto verso in basso ed obliquamente, per una completa visione di tutta la ghiandola.
L'esame dura pochi minuti e può essere completato anche da una valutazione clinica della mammella.
Dopo l'esame
Completata la mammografia non rimangono segni o alterazioni cutanee sulle mammelle, dolore e non vi è alcuna raccomandazione da osservare nei giorni successivi, né terapia da fare.
Talvolta il medico radiologo può richiedere, a completamento della mammografia anche un esame ecografico, che non è mai sostitutivo, ma complementare, perché mirato sulle immagini radiografiche.
Le pellicole radiografiche, documento dell'esame eseguito, vanno conservate con estrema cura, non piegate, arrotolate, bagnate o pressate sotto pesi, e presentate ad ogni successivo controllo medico.
L'esame mammografico può essere ripetuto, sempre a giudizio del medico curante, ogni 1-2 anni nelle donne di età è compresa tra 40 e 50 anni e con cadenza annuale dopo i 50 anni.
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